ALBERI MONUMENTALI

Natura
“… gli alberi sono l’espressione più grande e più alta del regno vegetale, … Sono socievoli, vivono insieme nei boschi, ma sono anche capaci di vivere da soli.…

Sono alberi veri, eroi del passato, guerrieri del presente, avamposti della vita, protagonisti della storia e della leggenda, indicatori del tempo, della civiltà, simboli del costume, punti di riferimento per uccelli, pastori, monaci, soldati, amanti, mercanti, artisti, mendicanti, bracconieri e briganti.

Sono alberi che non passano inosservati, anche le stelle ed i satelliti li stanno a guardare.”
Gli “alberi monumentali”, patriarchi della natura e testimoni di tante storie a volte mai raccontate, sono sempre stati presenti nella vita della comunità lessinica, tanto da dare il nome a paesi e famiglie (Roverè e Cerro Veronese sono solo due esempi di toponimi derivanti da specie botaniche).

Il concetto di “monumentale” non si basa, infatti, esclusivamente sull’età della pianta ma comprende in sé anche esemplari arborei che si distinguono dagli altri per dimensione e importanza storica-culturale (“…che assomigliano a monumenti per grandiosità e importanza…”, “… che serve a ricordare un personaggio o un avvenimento…”).

La normativa del Parco della Lessinia tutela alberi presenti all’interno proprio territorio e alcuni notevoli esemplari presenti esternamente all’area protetta, riconoscendo 246 patriarchi, isolati o in gruppo, rappresentati quasi esclusivamente da faggi (oltre 220 esemplari), ma sono presenti anche notevoli esemplari di abete rosso, castagno, cerro e tiglio.

A questi grandi alberi se ne aggiungono altri censiti successivamente alla redazione del Piano Ambientale, portando il numero di questi Monumenti viventi a varcare la soglia dei 250. Dieci di questi esemplari sono inoltre tutelati anche a livello Regionale. Nel 2012 la Regione Veneto, in attuazione alla L.R. n. 20/2002, con D.G.R. 849 ha approvato un elenco di 92 piante con carattere di monumentalità.

Gli alberi monumentali del Parco sono per la maggior parte esemplari di faggio (Fagus sylvatica), albero generoso e maestoso è il più efficace simbolo della foresta montana. Trova il suo optimum di vegetazione tra 1.000 e 1.400 metri di altitudine nella cosiddetta fascia montana, fi no ad arrivare
anche a 1.600 metri.
Rappresenta la principale specie arborea dell’alta Lessinia anche se talora la sua presenza è marginale rispetto all’abete rosso o peccio (Picea excelsa) è una conifera che può superare i 60 metri di statura, trova il suo optimum nella regione endalpica (quella fascia di territorio situata nel settore interno della catena alpina) adattandosi bene un po’ dappertutto, vive in montagna tra i 1.000 e i 1.200 metri di altitudine dove forma boschi puri o misti in associazione con il faggio, l’abete bianco e il larice.

In Lessinia gli esemplari e i popolamenti di abete rosso presenti sono quasi tutti il risultato di rimboschimenti. Senza l’intervento dell’uomo, che ha eliminato gran parte dei boschi alle quote medio-alte per ricavare prati e pascoli, le faggete occuperebbero circa quattro quinti dell’Altipiano. Oggi, invece, l’ampia foresta di un tempo è rappresentata da soprassuoli di modesta estensione, distribuiti sul territorio in modo irregolare, localizzati, soprattutto, in corrispondenza dei versanti più ripidi oppure dove la superficie è caratterizzata da numerosi affioramenti rocciosi.

Testimoni della maestosità delle antiche faggete sono rimasti alcuni faggi secolari che crescono isolati in mezzo a pascoli o più spesso vicino al baito della malga, dove potevano offrire riparo sia dai raggi del sole durante le ore più calde della giornata, sia dalla pioggia.